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OLTRE IL COLORE
Napoli  16/04/2008
OLTRE IL COLORE
Bari  22/05/2008
Abstract JORRIT TORNQUIST
"...Una fermata del tram non deve somigliare ad una facciata storica. Noi vediamo, scernendo non per associazione. O mi godo la città storica nella sua atmosfera, ed allora un segnale estraneo non interferisce, o cerco un mezzo pubblico, ed allora devo facilmente individuarlo..."
Al termine dei lavori Jorrit Tornquist, uno dei massimi esperti internazionali sullo studio del colore, partendo da una considerazione decisamente provocatoria, ha evidenziato l’importanza del colore nella vita di tutti i giorni, così come nell’ambito della progettazione e dell’architettura. "Il colore non esiste - ha confutato Tornquist - ed è una grandiosa invenzione della nostra mente, per cogliere informazioni su ciò che ci circonda e su noi stessi. Il mondo pullula di frequenze elettromagnetiche, una minima parte dello spettro la usiamo per crearci immagini, ma una larga fascia governa il nostro bioritmo da uno stato d’animo all'altro. La nostra percezione visiva si è evoluta, direi specializzata, per cogliere i segnali che sono necessari al la nostra sopravvivenza; il resto del campo visivo rimane rumore di fondo". "Cosa possiamo dedurre da questo preambolo? - si è chiesto l’architetto austriaco - Se noi coloriamo un oggetto, un edificio o una città, creiamo sia dei segnali visivi che provocano delle aspettative specifiche, ma anche rumori di fondo di frequenze elettromagnetiche che interferiscono con il nostro stato d’animo. Cogliamo i segnali secondo le nostre esigenze del momento, perciò essi non dovrebbero inserirsi nel rumore di fondo circostante. Una fermata del tram non deve somigliare ad una facciata storica. Noi vediamo, scernendo non per associazione. O mi godo la città storica nella sua atmosfera ed allora un segnale estraneo non interferisce, o cerco un mezzo pubblico ed allora devo facilmente individuarlo". "Il nostro habitat, ormai, - ha concluso Tornquist - si estende su quasi tutta la superficie del pianeta come una struttura unica, tra insediamenti civili ed industriali connessi da tutte le infrastrutture di trasporto. Penso sia giunto il momento di impegnarci veramente a trovare un equilibrio tra ciò che chiamiamo natura e le nostre necessità di strutture. Per far sì che l’ambiente che abbiamo costruito entri in rapporto con l’ambiente naturale dobbiamo creare un dialogo che si basi su un’alta qualità di rispetto reciproco. In altre parole - ha concluso Tornquist - dovremmo chiederci dove stiamo andando, preoccuparci del nostro futuro, dell’urbanizzazione globale in atto".